Perché “scuole che promuovono salute”

Nei primi anni ’80 il Ministero della Pubblica Istruzione, a seguito dell’affermarsi di problematiche riguardanti i danni derivanti dall’abuso di alcol, tabacco e sostanze stupefacenti tra i giovani, inizia a parlare di educazione sanitaria e individua la scuola come ambiente di elezione per la realizzazione di incontri, dibattiti, interventi finalizzati alla prevenzione di comportamenti dannosi per la salute. Si tratta di azioni sporadiche legate all’emergenza (fumo, AIDS) di taglio nettamente sanitario.

Con la Legge 162/1990 e alcune successive circolari (tra le quali la C.M. 15/10/1990 n. 270 che istituisce la figura del “Docente referente per l’educazione alla salute”) il concetto di educazione alla salute si amplia: si inaugura una nuova linea con Progetto Giovani ’93, Progetto Ragazzi 2000 per la quale la salute non è considerata solo “contenuto da insegnare, ma attività da realizzare e obiettivo da perseguire da parte di una scuola in cui spazio, tempo, metodi e relazione sono da considerare risorse idonee a rafforzare le potenzialità dei ragazzi” (C.M. 2/08/1991 n.240). L’attività progettuale condotta nelle scuole di ogni ordine e grado diviene più organica, continuativa, complessa e finalizzata a promuovere stili di vita positivi.

Le esperienze di educazione alla salute si moltiplicano e si rivolgono ad un target più ampio e differenziato coinvolgendo insegnanti, studenti, famiglie, comunità. In una concezione di salute e di benessere “dilatati” si ampliano anche i contenuti degli interventi: ambiente, interculturalità, cittadinanza… Le innumerevoli attività realizzate negli anni hanno indubbiamente favorito la diffusione tra insegnanti, genitori e studenti di informazioni e consapevolezze passando dalla cultura della prevenzione a quella di stili di vita positivi.

Nel 1996 con la Carta di Ottawa il concetto di educazione alla salute evolve in Promozione della salute intesa come “processo che conferisce alle popolazioni i mezzi per assicurare un maggior controllo sul loro livello di salute e di migliorarlo”. Questo modo di procedere deriva da un concetto che definisce la salute come “la misura in cui un gruppo o un individuo possono, da un lato, realizzare le proprie ambizioni e soddisfare i propri bisogni, dall’altro, evolversi con l’ambiente o adattarsi a questo”. La salute è dunque percepita come una risorsa della vita quotidiana e non come il fine della vita; è un concetto positivo che dà valore alle risorse individuali e sociali e alle capacità psicofisiche. Verosimilmente, la salute non è legata soltanto al settore sanitario, ma supera gli stili di vita per mirare al benessere e approdare alla “promozione della salute”.

Il termine promozione della salute ha una valenza più ampia di quella attribuibile al concetto di educazione alla salute. Comprende tutto ciò che è direttamente educativo in termini di salute e include interventi che chiamano in causa le principali agenzie formative in primis la Scuola. In tal senso, la promozione della salute propone azioni appropriate per realizzare:

  • politiche per una scuola sana
  • ambienti scolastici come luoghi di benessere fisico e sociale
  • curricula educativi per la salute
  • collegamenti e attività comuni con i servizi sanitari e gli altri servizi rivolti alla cittadinanza.

Dall’analisi della letteratura, emergono due nodi concettuali fondanti la strategia di promozione della salute nella scuola e individuati anche dall’OMS:

  1. la scuola come comunità educante allargata ad interventi e collaborazioni intersettoriali e inter istituzionali (partnership);
  2. la scuola come ambiente di vita e di lavoro favorevole alla salute di studenti, insegnanti, genitori, comunità (school us healthy workplace).

Il partenariato è obiettivo e metodo per prevenire duplicazioni e frammentazioni e costruire un’ossatura per sostenere e diffondere innovazioni e modelli di buone pratiche.

Le scuole che promuovono salute sono in grado di migliorare la salute e il benessere di tutta la comunità scolastica. Facendo parte di una comunità sociale più ampia, rappresentano uno dei contesti privilegiati per ridurre le disuguaglianze.

Diventa pertanto indispensabile la collaborazione con altre rilevanti politiche di settore come le politiche sanitarie oltre alle politiche giovanili, alle politiche sociali, alle politiche ambientali e alle politiche per lo sviluppo sostenibile.